Analisi macro e settoriali
Commento sull’andamento complessivo del mercato, analisi delle migliori e peggiori asset class e valutazione dei comparti che potrebbero beneficiare in un determinato contesto macroeconomico e finanziario.
Il settore della cannabis è tipicamente molto rischioso dal punto di vista dell’investimento azionario, in quanto fatto da player operanti in perdita e con delle posizioni competitive deboli derivanti dalle basissime barriere all’entrata, a fronte di un prodotto che è di fatto una commodity.
Market view – Marzo 2023
Dopo il grande rally di gennaio, dettato dalle attese di un “soft landing” unito ad una Fed più colomba, il mercato a febbraio ha subìto un riprezzamento, soprattutto sulle curve dei tassi, modificando al rialzo le aspettative di inflazione.
Mercato fondiario: crescono gli affitti dei terreni agricoli ma l’inflazione ne indebolisce il valore
Il mercato fondiario torna a crescere, boom affitti per i terreni agricoli e compravendite in ripresa. I prezzi restano stabili ma il valore della terra è impoverito dall’inflazione. Vediamo perché.
La Cina guarda alla sua tecnologia fotovoltaica e valuta di impedirne la vendita a quei Paesi terzi che sono ansiosi di lasciarsi alle spalle gas e petrolio.
L’inflazione rallenta meno delle attese. E ora?
I dati di inflazione di gennaio sono risultati in rallentamento rispetto a quella del mese precedente (+6,4% a gennaio da +6,5% a dicembre), ma meno delle attese di +6,2%. Anche l’inflazione “core” (esclusi beni volatili energetici e alimentari) ha rallentato (+5,6% da +5,7%), ma meno delle previsioni (+5,5%). Cerchiamo di capire come leggere i dati e come potrebbe evolvere l’inflazione nei prossimi mesi.
Piazza Affari inarrestabile: a quando un’inversione?
Il mercato azionario italiano non sembra intenzionato a frenare la salita verso i propri massimi. Gli analisti sono però preoccupati riguardo gli ultimi dati macro. Cosa si nota graficamente?
Embargo sui carburanti russi, mentre il Cremlino aggira i divieti, in Europa si teme l’aumento dei prezzi
Il petrolio russo sotto embargo arriva in Europa passando dall’India, destinata a diventare sempre più centrale nella mappa petrolifera globale. Domenica scorsa è scattato l'embargo europeo ai prodotti petroliferi raffinati russi, che fa seguito al divieto d'importare il greggio di Mosca, entrato in vigore il 5 dicembre scorso come sanzione per l’invasione dell’Ucraina. L’obiettivo delle sanzioni europee sul greggio russo, cui si è aggiunto un price cap che oscilla tra i 45 e i 100 euro al barile per le esportazioni, è quello d'indebolire il Cremlino, ma, allo stesso tempo, mantenere il mercato europeo ben rifornito.
Le prospettive del mercato aereo e dei velivoli militari sono decisamente positive per il 2023. La crescita maggiore arriverà dal segmento commerciale (aviazione civile), che recupererà pian piano i volumi pre-pandemici, soprattutto grazie alla riapertura del mercato cinese, portando all’aumento dei ritmi di produzione di aeromobili e ad una maggiore attività in aftermarket.
Da dove prenderà il diesel l’Europa dal 5 febbraio?
Il 5 febbraio l’Europa non potrà più acquistare diesel russo: da dove prenderà il carburante mancante l’Ue? Nuovi problemi e scosse nel settore energetico si addensano all’orizzonte. L’Europa verso nuovi divieti che coinvolgono il settore energetico e, nello specifico, le forniture di carburanti. Dal 5 febbraio, infatti, l’Unione Europea vieterà l’importazione di prodotti russi raffinati, con l’imposizione di limiti di prezzo alle esportazioni verso Paesi terzi.
La Fed ha annunciato un aumento dei tassi dello 0,25% come da attese, con Jerome Powell che ha lanciato messaggi contrastanti sulla politica monetaria futura, che il mercato ha interpretato in maniera più che positiva, alla luce del rimbalzo dell’S&P500 (+1,1%) e del Nasdaq-100 (+2,2%) e il calo del rendimento del Treasury decennale di 11 punti base, a 3,42%. Ma partiamo dal comunicato di ieri. In verde abbiamo evidenziato le modifiche da “colomba” e in giallo quelle da “falco”, rispetto al comunicato del mese scorso.
Criptovalute: ecco a cosa stare attenti nel 2023
Blockchain, criptovalute e NFT hanno dovuto resistere a un’annata logorante, ma il 2023 potrebbe rappresentare l’occasione per risolvere alcune criticità. Se il 2021 si era concluso con molto ottimismo nei confronti del Mercato blockchain, il 2022 ha registrato una tendenza diametralmente opposta, con la sfera del grande pubblico che guarda ormai alle criptovalute con un certo un sospetto, un atteggiamento caustico che non mancherà di marcare l’evoluzione del settore in questo 2023 in cui ci apprestiamo a entrare. Impossibile prevedere il destino che attende la sfera crypto, tuttavia gli episodi degli ultimi mesi delineano un panorama futuro che è in grandi linee già percepibile.
Nella giornata di ieri, la Bank of Japan ha deciso a sorpresa di allargare la banda di rendimenti di riferimento sulle proprie obbligazioni decennali dal range -0,25% - +0,25% al -0,5% - +0,5%. La mossa ha scioccato i mercati asiatici, facendo cadere il Nikkei di oltre il 2%. Al contempo ha favorito l’apprezzamento dello Yen salito addirittura del 4% in un solo giorno contro il Dollaro (pur rimanendo a -12% da inizio anno), a ca. 131. E ha fatto volare il rendimento dei bond decennali giapponesi addirittura al massimo di 20 anni, poco sotto lo 0,5%.
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